HALLOWEEN A NAPOLI : Cicci Muorti e tradizioni antiche

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HALLOWEEN A NAPOLI : Cicci Muorti e tradizioni antiche

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🎃 Halloween non nasce in America! Le sue origini affondano nell’antica Europa, ma anche Napoli, molto prima della diffusione della festa americana, aveva le proprie tradizioni legate alla notte dei morti. Dalle cascettelle dei bambini al torrone dei morti, passando per le anime pezzentelle e le zucche illuminate, scopriamo un patrimonio culturale che racconta il rapporto speciale tra Napoli e l’aldilà.

Halloween nasce in Irlanda: le origini di una festa antica

Contrariamente a quanto si pensa, Halloween non è una festa originariamente americana. Le sue radici affondano nelle tradizioni celtiche dell’Irlanda, dove si celebrava Samhain, una ricorrenza che segnava la fine della stagione dei raccolti e l’inizio della parte più fredda e buia dell’anno.

Secondo le credenze popolari, in questo periodo il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava più sottile, permettendo agli spiriti di avvicinarsi agli uomini.

Il nome Halloween deriva dall’inglese All Hallows’ Eve, cioè la vigilia di Ognissanti, celebrata il 31 ottobre. Nel corso dei secoli, le antiche tradizioni europee si sono intrecciate con le ricorrenze cristiane, fino a dare origine alla festa che conosciamo oggi.

Ma anche Napoli aveva un modo tutto suo di ricordare i defunti!

I Cicci Muorti: il dolcetto o scherzetto napoletano

Prima che Halloween diventasse una festa commerciale, a Napoli i bambini percorrevano le strade e i vicoli dei quartieri popolari portando con sé le cascettelle, chiamate anche tavutielli: piccole cassette di cartone a forma di bara, spesso decorate con teschi e ossa incrociate.

Con queste cassette raccoglievano monete, confetti, fichi secchi e altri piccoli doni, pronunciando la tipica invocazione:

«Cicci Muorti!»

Le offerte erano legate alla ricorrenza dei defunti e, secondo alcune testimonianze della tradizione, potevano servire anche ad accendere ceri in suffragio delle anime.

Una filastrocca popolare recitava:

«Famme bene, pe’ li muorte:
dint’a ‘sta pettula che ‘nce puórte?
Passe e ficusecche ‘nce puórte
e famme bene, pe’ li muorte».

Un’usanza che ricorda, per alcuni aspetti, l’attuale dolcetto o scherzetto, pur avendo una propria storia e un significato legato alla memoria dei defunti.

Eduardo De Filippo e Matilde Serao: la memoria delle cascettelle

Le cascettelle erano così radicate nella cultura napoletana da comparire anche nella celebre commedia Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, dove il personaggio ricorda di aver venduto, tra le altre cose, «cascettelle p’e muorte».

Anche la scrittrice Matilde Serao descrisse questa tradizione nel 1904, raccontando il rumore delle monete nelle cassette e i bambini che attraversavano strade, cortili e pianerottoli gridando:

«Signurì, ‘e muorte!»

La sua testimonianza ci restituisce l’immagine di una Napoli nella quale la ricorrenza dei defunti coinvolgeva interi quartieri, trasformandosi in un momento di partecipazione popolare.

Le anime pezzentelle: quando i napoletani parlavano con i morti

Per comprendere queste tradizioni bisogna ricordare il rapporto particolare che Napoli ha sempre avuto con la morte.

Un esempio emblematico è il culto delle anime pezzentelle, legato soprattutto alla devozione per le anime del Purgatorio. I fedeli pregavano per i defunti dimenticati o privi di suffragi, sperando talvolta di ricevere in cambio la loro protezione.

Uno dei luoghi simbolo di questa devozione è la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, nel centro storico di Napoli.

In questo immaginario, il defunto non era necessariamente una presenza terrificante: poteva diventare una figura familiare, alla quale rivolgere preghiere e richieste di aiuto.

È una caratteristica interessante della cultura popolare napoletana, dove sacro e profano, religiosità e superstizione convivono da secoli.

Di questa tradizione ad esempio, potreste tuttora  vederla sia al cimitero delle fontanelle che fa parte del mio tour del rione sanità o nell’ipogeo del purgatorio che fa parte del mio tour della Napoli esoterica…

‘O murticiello: il torrone dei morti napoletano

A Napoli, la commemorazione dei defunti passa anche attraverso la gastronomia.

Nei giorni che precedono il 2 novembre, le pasticcerie espongono il tradizionale torrone dei morti, conosciuto popolarmente come ‘o murticiello.

A differenza del torrone classico, duro e croccante, quello napoletano è generalmente morbido, preparato con cioccolato e creme di diversi gusti, spesso arricchite con frutta secca.

La sua forma allungata richiama quella di una bara.

Una curiosa spiegazione popolare vuole che il dolce dovesse essere morbido affinché anche i defunti, ormai senza denti, potessero mangiarlo al loro ritorno nel mondo dei vivi.

Un’immagine ironica e affettuosa, perfettamente in sintonia con il modo napoletano di esorcizzare la paura della morte.

In diverse tradizioni popolari italiane, inoltre, si riteneva che le anime potessero tornare simbolicamente nelle case dei familiari durante la notte dei morti. Anche in Campania sono state tramandate credenze legate al cibo lasciato per i defunti, sebbene le usanze variassero da luogo a luogo.

Le zucche illuminate e la Festa delle Lucerne di Somma Vesuviana

E le famose zucche di Halloween? Anche in Campania esistono tradizioni che associano ortaggi illuminati, luce e credenze popolari.

Un esempio suggestivo è la Festa delle Lucerne di Somma Vesuviana, che si svolge nel borgo storico del Casamale, tradizionalmente ogni quattro anni, all’inizio di agosto.

Durante la manifestazione, migliaia di lucerne illuminano i vicoli, creando scenografie di grande fascino. Tra gli elementi decorativi compaiono anche zucche svuotate e illuminate.

La festa è legata alla celebrazione della Madonna della Neve e conserva un forte rapporto con il mondo agricolo e con il simbolismo della luce.

È importante, tuttavia, non confondere questa tradizione con l’origine della zucca di Halloween: non esiste una discendenza storica dimostrata tra le due usanze.

Anche il simbolo americano di Halloween ha una storia europea. In Irlanda e in altre zone delle isole britanniche, infatti, prima della diffusione della zucca si utilizzavano anche grosse rape intagliate.

Ancora una volta, le tradizioni popolari ci mostrano come culture differenti abbiano trovato modi simili per rappresentare le proprie paure e il rapporto con l’aldilà.

Halloween a Napoli: tra folklore, ironia e memoria

Che cosa hanno in comune le antiche celebrazioni celtiche, le cascettelle napoletane e il torrone dei morti?

Il bisogno di dare un significato al rapporto tra la vita e la morte.

A Napoli, questo rapporto si è espresso attraverso la religiosità popolare, le offerte ai defunti, le filastrocche dei bambini e persino i dolci tradizionali.

La morte poteva suscitare paura, ma anche ironia, familiarità e devozione. Un teschio diventava oggetto di culto, una piccola bara si trasformava in una cassetta per raccogliere monete e il ricordo dei defunti trovava spazio accanto a una fetta di torrone.

Ecco perché, quando qualcuno vi dice che Halloween è soltanto una moda americana e che non ha nulla a che fare con le tradizioni italiane, potete raccontargli la storia dei Cicci Muorti.

Napoli aveva già le sue usanze legate ai morti, molto prima che Halloween diventasse una festa globale.

Non si tratta di sostenere che le due tradizioni abbiano la stessa origine, ma di riscoprire un patrimonio culturale che merita di essere conosciuto.

E allora, la prossima volta che vedrete una zucca illuminata, pensate anche ai bambini che un tempo attraversavano i vicoli napoletani agitando le loro cascettelle e gridando:

«Signurì, ‘e muorte!»

Perché Napoli ha sempre saputo affrontare anche i temi più misteriosi a modo suo: con devozione, fantasia e quella particolare ironia che la rende unica.


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Dott. Fabio Comella

Guida Turistica per la Campania

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